In ricordo del PARTIGIANO Luigi Panigazzi – 13 maggio 2021

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panigazzi ultima intervista 22 set 2020

Foto di Luigi “Gigino” Panigazzi nella sua casa di Poggio Ferrato durante la videointervista per l’archivio partigiano di Anpi nazionale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Luigi “Gigino” Panigazzi era nato a Sant’Albano di Val di Nizza il 5 febbraio 1925.

La prima esperienza nella ribellione al regime fascista la compie a 18 anni quando, con il padre, soccorre quattro soldati inglesi, uno febbricitante e gli altri tre affamati e pieni di paura, fuggiti dalla prigionia dopo l’8 settembre 1943.

La vicenda è da lui raccontata nella presentazione del libro “IL CORAGGIO DEL NO”, di Ugoberto Alfassio Grimaldi, fortemente voluto da lui quando era Presidente dell’Amministrazione provinciale di Pavia (1976).

Nella primavera del 1944 è ricercato dalla Sicherheits guidata dal colonello Alfieri, sfugge alla cattura e raggiunge con altri ragazzi di Val di Nizza i partigiani della Brigata “Crespi” a Zavattarello.

Il 28 settembre del 1944 rimane ferito in uno scontro a fuoco nei pressi di CASA MARCHESI, dopo la convalescenza e la guarigione rientra nelle fila dei partigiani Garibaldini.

Nel dicembre del 1944, torna a Poggio Ferrato per far visita ai genitori, la sua presenza viene segnalata da una delazione ai nazifascisti che tentano di arrestarlo ma, fortunosamente, riesce a sfuggire nuovamente alla cattura.  

Nell’aprile del 1945, essendo uno studente liceale, diventa “Addetto stampa”, collabora al “TRICOLORE”, il giornale del settore operativo partigiano Oltrepo’ pavese.

Nel Dopoguerra ha ricoperto gli incarichi di Sindaco a VAL DI NIZZA e di SILVANO PIETRA, è stato Presidente  della provincia di Pavia e Senatore della Repubblica.

La sua esperienza partigiana è raccontata nel libro “PARLANO ANCORA” di Camillo Moroni, in cui sono raccolte le testimonianze dei partigiani di val di Nizza.

Indimenticabili per tutti noi saranno le giornate di “Aspettando la Liberazione” appuntamento fissato la domenica antecedente al 25 aprile, Festa di Liberazione nazionale dal nazifascismo, nel suo castello di Oramala, che come amava chiamare lui era la “CASA DEL PARTIGIANO”.

Anpi provinciale e Anpi Val di Nizza nell’esprimere le più sentite condoglianze al figlio Sandro e ai familiari lo ricordano con infinita riconoscenza con le parole tratte dalla sua ultima intervista rilasciata per l’archivio di Anpi nazionale, il 22 settembre 2020 nella sua casa di Poggio Ferrato:

“Ho fatto il partigiano con tanto affetto e amore, è stata una scelta ideale sia durante la Resistenza sia poi nella vita civile. Penso che ne sia valsa veramente la pena, anche se l’Italia che sognavamo nel dopoguerra non si è del tutto realizzata. Ho sempre lottato e cercato di mantenere alto il nome dei Partigiani e quello dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia”.  

Ai funerali che si svolgeranno venerdì 14 maggio p.v. alle ore 16,00 presso la chiesa di Val di Nizza, parteciperanno alcune delegazioni delle sezioni Anpi territoriali e l’Anpi provinciale Pavia.

 

In ricordo di Ugo Scagni

La scomparsa dello storico Ugo Scagni avvenuta ieri, all’età di novant’anni, è una dolorosa perdita per tutti quelli che si richiamano ai valori dell’Antifascismo.

Lui figlio di contadini e contadino lui stesso nei primi anni della sua gioventù, seppe riscattare il suo ceto sociale, grazie alle due lauree che conseguì presso l’Università di Pavia, per poi dedicarsi dalla fine degli anni ’70 alla ricerca storica, approfondendo nuovi aspetti della lotta partigiana.

Personaggio entusiasta, schivo, ma dotato di una forte carica umana e con il grande desiderio di lasciare scritto tutto ciò che nel corso del tempo, pronosticava, sarebbe andato perso, se non riportato su carta stampata.

I suoi numerosi libri, sono ora un bene ancor più prezioso, soprattutto alla luce di ciò che accade oggi, dove la verità storica di quei tragici anni, viene opportunisticamente rivisitata e ribaltata, non solo equiparando partigiani a fascisti, ma addirittura esaltando questi ultimi, al par di eroi La Storia su quel periodo luttuoso, ha già dato il suo giudizio e nulla più può essere cambiato da parte di pseudo storici dell’ultima ora!

Ringraziare pubblicamente Ugo Scagni, è più che un dovere per il grande lavoro certosino da Lui compiuto, poiché andando casa per casa, ha scandagliato a fondo tutto ciò che ancora si poteva ricordare, attraverso fonti orali, atte ad una ricostruzione di episodi della guerriglia partigiana dell’Oltrepo’ Pavese.

Ha intervistato i Partigiani che avevano combattuto partecipando in prima persona agli eventi, registrando le loro risposte e confrontando le memorie fra loro, proprio per evitare quel che sappiamo a volte accade con il
passare del tempo, cioè che i ricordi nei singoli, possano subire rimozioni o accomodamenti a danno della verità storica. Ecco perché il lavoro collettivo di riscontro di date e di accadimenti, è stato un suo tratto distintivo.

Altro suo merito, è stata l’attenzione, la giusta importanza riscontrata nei suoi scritti, per la popolazione, soprattutto di montagna, la quale è stata di grande supporto per la sopravvivenza delle formazioni partigiane

Lascia a tutti noi la testimonianza di un’epoca greve di tragici eventi, ma anche di riscatto e di dignità, che i nostri Partigiani hanno saputo darci, donando a noi tanti decenni di libertà ed una società che, seppur non era quella da loro agognata, ci ha accompagnato nelle grandi conquiste sociali e civili.

Il suo impegno civile, Ugo l’ha portato fino alla fine, volendo per sé un funerale civile, all’insegna di una vita spesa alla ricerca della  coerenza e della verità.

Patrizia Cassinera


Comunicato della sezione ANPI di Voghera per la morte del professor Scagni.

Morte del partigiano Alfredo

Il 5 maggio u.s. è morto l’ultimo Partigiano della Frazione Castello di Santa Giuletta, Edmondo Montagna, detto Alfredo, tutta l’Anpi provinciale di Pavia esprime le più sentite condoglianze alla famiglia. Lo salutiamo commossi, con questa bella lettera ricordo, predisposta dagli aderenti alla costituenda sezione Anpi di Castello di Santa Giuletta:

CIAO ALFREDO!

Montagna Kramer Tessera Patriota

Castello di Santa Giuletta ha perso il suo ultimo partigiano.

Alfredo Montagna se n’è andato lo scorso 5 maggio. A Castello di Santa Giuletta dove era nato nel 1925, e dove aveva vissuto la sua età più bella, era e sarà per sempre il Tedo. Apparteneva a una storica famiglia locale poi trasferitasi a Villa.
 
Lassù, tra i suoi amici più cari dell’infanzia e della giovinezza, ci furono Egidio Guastoni e Pietro (Pierino) Montagna. Il giudizio dei loro compaesani che ancora li portavano e li portano nel cuore, ne riconosce, in un qualche modo, l’indole e le qualità particolari affermando che ” Jérân no mé nü  “. Tedo, infatti, come i suoi due amici, fu un ragazzino discolo, negli anni sono sempre stati ricordati con simpatia l’originalità e l’innocenza delle loro marachelle. Quei tre ragazzi furono dapprima piccoli e irresistibili monelli fantasiosi, poi giovani partigiani dallo spirito libero, ribelli semplici e puri con sogni e ideali belli e nobili come loro. Il giovane Tedo, che amava la vita con la gioiosità e le tenaci speranze dei suoi begli anni, non esitò dunque ad abbracciare l’ideale partigiano. A ispirare la scelta sua e dei suoi due compagni contribuì in larga misura l’attaccamento al paese, l’esempio della sua gente che da sempre, con spirito solidale, affrontò le fatiche dei loro giorni. Tedo conserverà per tutta la vita il legame forte con Castello e la sua gente.
 
Nel febbraio del ’45 Alfredo ed Egidio entrarono a far parte della Brigata Togni
 
e furono rispettivamente i partigiani Kramer e Sipe. Alfredo, che sapeva suonare la fisarmonica, volle portare nella “sua” resistenza un respiro di serenità e di allegria con la musica di quel compositore dal nome così strano. Egidio, forse per convincere più se stesso che i compagni, scelse come nome di battaglia quello della bomba più potente usata nella Grande Guerra. Nulla invece si sa del nome di battaglia che Pierino aveva scelto. Fu infatti ucciso nel ’44 a Giovi di Arezzo mentre, quattro giorni dopo aver disertato dall’esercito della Repubblica Sociale Italiana, stava raggiungendo la Brigata Pio Borri che operava in Casentino.
 
Il 25 aprile 1945, giorno della liberazione per l’Italia del nord, la Togni, insieme alle Brigate Casotti e Sandri, entrò in Casteggio per sgominare l’ultimo baluardo repubblichino ormai fiaccato. Tedo, ricordando quell’episodio, non si capacitava di come avesse potuto uscirne vivo. Con un gruppo di compagni stava setacciando gli ultimi rifugi dei repubblichini, ormai in fuga, quando, nel forzare la porta di un’abitazione, si trovò al cospetto di un gruppo di tedeschi armati. Il racconto di Tedo non andò mai oltre il trauma di quello spavento. Non ci fu dato sapere come si fosse potuto salvare.
 
A Castello sta per essere fondata una sezione ANPI dedicata ai tre amici partigiani.
 
Il tempo fermo della pandemia da Covid19 ci ha privato della gioia di poterla inaugurare alla presenza di Alfredo che ormai era l’unico dei tre amici partigiani ancora vivente.
 
Il cuore generoso, la positività, la cura degli affetti il rispetto dei valori e degli ideali hanno delineato il senso della vita di Alfredo.
 
Di lui ci mancheranno anche le lacrime che lo assalivano negli ultimi anni quando incontrava o ricordava amici e luoghi cari. Quella irrefrenabile commozione è stata l’ultima espressione tenerissima, eppure potente della sua grande umanità.
 

Gli aderenti alla costituenda sezione ANPI di Castello di Santa Giuletta (PV) – 7 maggio 2021

 
 
 
 
 

Istoreco – Per dare un senso alle parole che usiamo

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RIFLESSIONI INTORNO AL 25 APRILE

Quante volte ci siamo chiesti, in tutti questi anni, cosa significhi ricordare ogni volta una data come il 25 aprile?

Più il tempo passa e più viene naturale chiedersi quale senso possa continuare ad avere la celebrazione di un ‘rito di memoria’ che può far correre persino qualche rischio di retorica e di imbalsamazione della storia.

E proprio per il rispetto dovuto al messaggio che ne viene – quando troppo spesso, oggi, si piange il sangue dei vinti per diffamare il sangue dei vincitori – c’è bisogno di tornare a dare autenticità e senso alle parole che usiamo. Per non usarle a vanvera. Per riflettere insieme sul significato storico e politico di quella vicenda, per tutti noi cittadini di un Paese distratto e troppo spesso dimentico dei valori che ci accomunano.

E se la Resistenza definisce un evento storico, è anche sintesi di un messaggio preciso. Perché l’idea che contiene, quella del ‘resistere’, è certo il frutto di una congiuntura storica complessa, ma è anche il punto di convergenza di un’idea di civiltà. Perché ‘resistere’ significa assumere come regola un atteggiamento di difesa e non di aggressione; è convinzione profonda nelle proprie buone ragioni, ma senza volerle imporre ad altri con la forza; è uso di una violenza limitato alla sua necessità estrema; è impegno duraturo e sacrificio prolungato.
Ma ci sono altre parole importanti su cui è bene riflettere. Ogni anno ci si trova a “commemorare”. Cioè a “fare memoria insieme”. E cosa vuol dire fare memoria insieme di eventi di 76 anni fa?

Vuol dire tre cose essenziali: non dimenticare, perché nella storia degli uomini la memoria, personale e collettiva, è essenziale, sempre, per dare senso al nostro vivere e al nostro agire; ritrovare e rinsaldare la consapevolezza dell’evento e dell’eredità che ne proviene, laddove la Costituzione ci parla, certo, di diritti, ma anche di doveri, che sono i diritti degli altri; conservare, infine, la coscienza che si tratta di un patrimonio comune, appartenente cioè non a una parte o a una fazione, ma all’intera comunità.

Ecco perché l’eredità di cui parliamo deve essere fonte permanente di responsabilità per ognuno di noi. Specie in questi tempi difficili, per capire un po’ di più il nostro presente.

Il 25 aprile o giù di lì cessarono gli spari e le ferite aperte pian piano, con difficoltà, si richiusero. Tutto era distrutto e da ricostruire. Un’intera generazione era stata bruciata in una guerra terribile. Con grande fatica, ma si ricominciò. E mentre si ricostruiva un tessuto politico, civile, sociale ed economico distrutto, restava il dovere di ricordare.

Proprio la storia e la memoria dei nostri padri, delle nostre madri, dei nostri nonni (e bisnonni, ormai) possono aiutarci a trovare le parole adatte per interpretare il nostro difficile presente e immaginare il futuro anche in questi nostri tempi, richiamando l’essenza dei valori profondi di una convivenza civile.

La varietà di motivazioni individuali alla base di quella scelta fu allora molto ampia. In quella straordinaria stagione di responsabilità e di scelte nessuna delega era possibile. Nascondersi o presentarsi al distretto; collaborare o ribellarsi; fuggire, restare, sparare, tacere, parlare, furono volta a volta, molte volte, una scelta individuale. E mai come allora ci si accorse che la storia collettiva era fatta di tante storie personali. Storie che ancor oggi ci invitano ad abbandonare i fantasmi dell’indifferenza e gli accomodamenti della rinuncia e ritrovare il messaggio e la lezione lucidissima di quegli uomini e di quelle donne che compirono, 76 anni fa, una scelta di fondo di cui ciascuno portava su se stesso tutta intera la responsabilità.
25 Aprile