CRIMINALI DI GUERRA TEDESCHI E SILENZI DI STATO ITALIANI

Ergastolani nazisti


Approfondimento a cura di Mario Albrigoni ANPI SMT

L’armadio della vergogna

Il 14 gennaio 1960, l’allora Procuratore Generale militare, dottor Enrico Santacroce, ordinava la «provvisoria archiviazione» degli atti relativi alle stragi nazifasciste compiute a danno di civili italiani.
Nel Documento Conclusivo (2001) dell’indagine condotta dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti, si legge che “l’archiviazione del gennaio del 1960 non fu solo un atto adottato da un organo non competente, ma anche una iniziativa assolutamente discutibile nel merito, in quanto non vi erano gli estremi dell’archiviazione «dal momento che i fascicoli contenevano indicazioni di nomi, di fatti, di circostanze». Concludeva la relazione della Commissione non trattarsi quindi di un’archiviazione, «ma di un mero occultamento», vera e propria «quintessenza di illegalità»…
All’apparenza la «provvisoria archiviazione» poteva sembrare quasi un grigio atto di rinuncia all’azione, più prodotto dalla pigrizia, che non dalla volontà figlia della ‘filosofia dell’oblio’. Non fu in realtà così. A quell’epoca infatti la Magistratura militare dipendeva dal potere esecutivo e non le era ancora stato garantito lo status di autonomia e di indipendenza previste dalla Costituzione entrata in vigore dodici anni prima”.

(Cit. da Andrea Speranzoni, A partire da Monte Sole. Stragi nazifasciste, tra silenzi di Stato e discorso sul presente, 2016)